La condotta al guinzaglio

Alle prime applicazioni del guinzaglio bisogna attendere che il cucciolo inizi a tollerarlo, camminando tranquillamente trascinandolo dietro di sé, meglio se in un ambiente già familiare come la propria casa o giardino. A questo punto il proprietario, assumendo una “postura bassa” chiamerà il piccolo, tirando leggermente il guinzaglio. Appena il cucciolo lo raggiungerà, il proprietario lo ricompenserà con un bocconcino. Quindi si ripeterà l’esercizio nell’ambiente esterno. Evitate di strattonare il cagnolino o peggio trascinarlo al guinzaglio perché questo comportamento potrà creare presto in lui un’associazione negativa al collare. Piuttosto tenere qualcosa di piacevole in mano tipo un biscottino o un gioco per far sì che il cucciolo ci segua più volentieri.
Per evitare che il cane in futuro “trascini il proprietario”, è necessario impartire un leggero strattone, fermarsi e cambiare direzione appena viene messo in tensione il guinzaglio. Invece, quando il cucciolo camminerà vicino al proprietario, quest’ultimo lo ricompenserà con un bocconcino. Il cucciolo deve imparare gradualmente alcuni comandi fondamentali per la sua sicurezza come il "fermo" (arrestarsi in caso di pericolo imminente), il "vieni" (tornare da proprietario in caso si allontani se libero), il "seduto", il "lascia" (se prende in bocca qualche cosa che non deve)…tutto questo può essere ottenuto sempre utilizzando il sistema del rinforzo positivo del premio quando viene messo in atto il comportamento desiderato e munendosi di molta pazienza.

Il cucciolo può restare da solo?

Il cane, per definizione, è un animale sociale ossia instaura forti legami con il branco che, in natura, difficilmente abbandona. Di conseguenza, soprattutto nei primissimi mesi, lasciare il cucciolo per molte ore consecutive da solo in casa o in giardino non facilita una corretta forma di socializzazione e può determinare anche alterazione comportamentali. Queste si manifestano soprattutto durante le prime notti, quando il piccolo, staccato dalla madre, può andare incontro a disturbi del sonno e a un aumento del comportamento eliminatorio se, appunto, solo. Quindi, almeno all’inizio consentiamo al cucciolo di dormire nella nostra stanza: ci sarà tempo per insegnargli quale sarà il suo “posticino”! Ciò non comporta, però, che fin dai primi giorni il nostro amico non debba essere abituato al distacco, anche se questo dovrà avvenire in modo graduale e con una metodica precisa, per evitare forme ansiose che possono scatenarsi proprio a causa della separazione. Sarebbe opportuno non usare troppa enfasi nel salutare il cucciolo prima di uscire e soprattutto al rientro, in particolar modo se quest’ultimo si presenta già notevolmente eccitato dall’evento, perché in questo modo si rinforzano positivamente i comportamenti iperattivi. Non puniamo eventuali “manifestazioni di colpa” connesse con qualche danno effettuato nell’abitazione durante la nostra assenza. Sarebbe anche opportuno insegnare a tutti i membri della famiglia a non accettare che il cane ci salti addosso per farci le feste perché non tutti potrebbero apprezzarlo…In poche parole lodiamo il piccolo e salutiamo solo e unicamente quando esso si è calmato!

Evacuare negli ambienti esterni

Il momento migliore per iniziare a educare un cagnolino a eliminare le deiezioni in un luogo appropriato è verso l’8° settimana, sebbene sia necessario ricordare come il completo controllo degli sfinteri sarà possibile solo a partire al 4° mese di vita. Di conseguenza sarà impensabile sperare che un cucciolo trascorra 8-10 ore senza urinare o defecare. Sarà, dunque necessario accompagnare il cagnolino nelle sue passeggiate all’inizio almeno ogni due ore e soprattutto dopo il pasto e subito dopo un sonnellino o il gioco. Una volta fuori è importante non distrarre il piccolo e permettergli di annusare a terra iniziale del comportamento eliminatorio. Infine, se si osserva l’atto eliminatorio, è necessario lodarlo immediatamente con un bocconcino, una carezza associata a una parola dolce. Se il piccolo non riesce a trattenere e lo si sorprende in casa nella fase iniziale del comportamento (ossia quando inizia ad annusare a terra e ad acquattarsi) il coglierlo di sorpresa con un secco “no” o con un rumore forte (tipo battito di mani) può interrompere la sequenza comportamentale, ma sarà comunque necessario “fuggire” all’esterno e permettere la deiezione con lode associata. Qualsiasi altro mezzo punitivo “a posteriori”, sarà inefficace a causa del mancato controllo degli sfinteri e del fatto che il tempo di associazione tra punizione e atto è molto breve e poco sfruttabile. Per pulire le deiezioni è necessario allontanare il cucciolo (altrimenti quest’ultimo potrà associarlo ad un gioco) e detergere con acqua calda e sapone non irritante (evitando l’utilizzo di ammoniaca o candeggina che possono riprodurre l’odore dell’urina).

Alimentazione del gatto

Per comprendere al meglio l’alimentazione del proprio gatto è necessario conoscere alcune nozioni di base sul suo metabolismo alimentare. In primo luogo non bisogna dimenticare che il gatto rimane un carnivoro stretto, cioè, a differenza del cane, le sue fonti principali di nutrimento sono le proteine di origine animale. Conseguenza di questo suo metabolismo a base di carne, sono numerose peculiarità quali ad esempio l‘assorbimento della vitamina A: nessun felino è in grado di produrre vitamina A a partire da carote, o da altra fonte vegetale, quindi è inutile aggiungerle nel suo pasto. Volendo creare un’alimentazione completa per il tuo gatto, gli alimenti indispensabili sono: proteine (uova carne o pesce ), grassi (acido arachidonico e linoleico che troviamo nell'olio di semi), minerali e vitamine. Gli zuccheri come il glucosio o gli amidi (riso, pasta) non sono indispensabili e inoltre sono poco assorbiti dall’intestino felino. Nel gatto è stato invece individuato come indispensabile alla vita un amminoacido che compone le proteine animali: la taurina. Per scegliere il tipo di alimentazione più idonea e corretta per il proprio gatto o ci si rivolge a un veterinario esperto in nutrizione felina o si utilizza un alimento preconfezionato, prodotto da aziende di provata serietà ed esperienza. L’analisi tipica riportata in etichetta vi rivela il bilanciamento corretto di tutti gli elementi ed i dosaggi medi da usare saranno di 100 gr./kg. di peso del gatto. Non superate questi dosaggi: ricordate che un gatto obeso è un gatto “a rischio” per numerose patologie. Ultimo argomento di vitale importanza è l’acqua. II gatto notoriamente non è un grande bevitore: la maggior parte dei liquidi li introduce con il cibo e non bevendo. Per questo motivo il consiglio può essere quello di fornire una alimentazione sia umida sia secca.

Alimentazione del cane

Partiamo dal presupposto che, nonostante la domesticazione del cane risalga a 14mila anni fa, i cani discendono dai lupi e sono animali prevalentemente carnivori, per cui nella loro alimentazione devono essere sempre presenti le proteine animali. La maggior parte dei cani viene nutrita con il cibo secco preconfezionato, ovvero le crocchette. Al momento dell’acquisto è bene controllare i valori nutrizionali riportati sull’etichetta e la composizione del mangime stesso, non facendoci ingannare da diciture commerciali riportate in grande sul sacco.

L'adozione di un cucciolo

Prima di decidere una possibile adozione sarebbe utile confrontarsi con un medico veterinario, in modo da scegliere la tipologia di cane che meglio si addice alle vostre esigenze e comprendere fin da subito come comunicare con il nostro cucciolo, insegnandogli le corrette regole per una serena e piacevole convivenza. Qualsiasi cucciolo non dovrebbe essere privato della compagnia della madre prima dell’8° settimana di vita, in quanto è lei stessa a insegnare il controllo della motricità. Infatti, grazie all’applicazione di diverse misure punitive, messe in atto quando il cucciolo “esagera”, essa insegna al piccolo come comportarsi, soprattutto, in relazione alla capacità di autocontrollo del morso. È, dunque, di vitale importanza capire e riproporre al cucciolo questi pattern comportamentali in modo da perseguire anche nel futuro, quando sarà separato dalla sua “famiglia naturale”, un corretto “modus operandi”, facilitando la capacità di apprendimento di quest’ultimo. Approcciare il nostro amico come se fosse un bambino spesso crea una vera incoerenza comunicativa tanto grave da far nascere in futuro delle incongruità relazionali e infine, vere e proprie problematiche comportamentali. È dunque indispensabile che tutti i membri della famiglia, compresi i bambini, imparino a relazionarsi correttamente sin da subito. È compito dei genitori insegnare ai bimbi come fare di fronte a un cucciolo. Non devono essere prodotte urla né essere eseguiti giochi che eccitano esageratamente il cagnolino (come il “tira e molla”, la “lotta corpo a corpo” o semplicemente permettere che esso mordicchi mani e piedi dei proprietari!), in quanto, a lungo andare, si potrebbe far perdere a quest’ultimo la capacità dell’autocontrollo sul morso. La comunicazione del cane è fondamentalmente para-verbale (importanti per lui sono il tono della voce, il ritmo, il timbro, ecc.) e, soprattutto, non verbale (ossia la percezione di un messaggio attraverso posture, segnali e gesti) a differenza di noi persone che comunichiamo soprattutto con le parole. L’educazione del cucciolo avviene fondamentalmente con un “condizionamento operante”, per cui ogni atto a noi gradito sarà enfatizzato grazie all'elargizione di un premio (un bocconcino, una carezza o semplicemente una parolina dolce) offerto immediatamente dopo la fine della sequenza comportamentale. Questo sistema del rinforzo positivo serve ad insegnare al nostro amico i comportamenti corretti tramite il premio o il gioco ed è più apprezzato ed efficace delle punizioni dei comportamenti sbagliati che potrebbero generare nel nostro cucciolo paura verso noi stessi o confusione. Gli atti sgraditi vanno piuttosto ignorati che puniti.

Parassiti esterni ed interni

I parassiti sono piccoli organismi che utilizzano le sostanze presenti nel corpo del loro ospite per nutrirsi. Possono trasmettere sia alcune malattie (ad esempio la malattia di Lyme) al loro ospite (cane, gatto, ecc.), sia molte infezioni secondarie della pelle. Alcune di queste malattie possono anche essere contagiose per l’uomo (zoonosi). Per tali motivi è necessario prevenire le infestazioni parassitarie sui nostri animali , onde preservare i nostri amici e l’ambiente in cui vivono da fastidiosi problemi di salute.È importante ricordare inoltre che non in tutti i casi i parassiti sono facilmente visibili. Di conseguenza gli animali devono essere protetti con un antiparassitario, utilizzato, durante tutto l’anno, come prevenzione e non solo come cura dalle infestazioni.I parassiti esterni sono rappresentati principalmente d pulci, zecche, acari e flebotomi.Le pulci sono parassiti che si nutrono del sangue dei nostri animali durante tutto il loro ciclo vitale. L’infestazione da pulci (pulicosi) si manifesta con prurito di varia intensità, prurito che può essere anche causato da possibili reazioni allergiche alla saliva iniettata dal parassita prima di effettuare il pasto di sangue. Le pulci possono inoltre trasmettere indirettamente malattie infettive nonché parassiti intestinali. Questi parassiti presenti sul mantello del cane o del gatto, possono anche infestare l’ambiente nel quale vive l’animale, deponendo le uova nelle piccole fessure di pavimenti. La prevenzione della pulicosi deve essere quindi fatta applicando regolarmente prodotti antipulci. Le zecche sono parassiti la cui alimentazione è costituita dal sangue del loro ospite. Tali parassiti sono responsabili di numerose patologie. Veicolano numerosi agenti responsabili di malattie trasmissibili all’uomo come Ehrlichia canis, Rickettsia rickettsii etc. Per tale motivo la prevenzione è di fondamentale importanza.Per la loro sopravvivenza sono richieste delle temperature ambientali temperate e sono particolarmente numerose nei prati ai quali hanno accesso le greggi di pecore.Gli acari sono responsabili di particolari patologie della pelle denominate “rogne”. Tali parassiti vivono infatti sulla e nella pelle del cane e del gatto, nutrendosene. Possono essere presenti anche all’interno del canale auricolare, causando fastidio ed otite (otocariasi). Tale malattia è molto frequente sopratutto nei gatti randagi e negli animali che possono venire a contatto con questi ultimi. Gli acari sono di diversi tipi, alcuni dei quali possono colpire anche l’uomo.I flebotomi sono piccoli insetti pungitori simili alle zanzare, responsabili della trasmissione di una patologia molto grave (leishmaniosi), qualora nel loro apparato digerente sia presente il parassita Leishmania. Tale parassita viene trasmesso dal flebotomo al cane durante il pasto di sangue. La diffusione di tale malattie è in continua espansione. Molto spesso il cane affetto da leishmaniosi non mostra sintomi per lunghi periodi, fino a che non si manifesta un insieme di sintomi a volte molto vaghi. Per questo è consigliabile effettuare analisi di screening una volta l’anno, per poter eventualmente intervenire anche nei soggetti ancora asintomatici, allungandone la vita e migliorandone la qualità. La leishmania è una patologia trasmissibile all’uomo, sempre tramite il morso di flebotomo infetto e non tramite il normale contatto con un cane malato.Per prevenire tali parassitosi ci sono a disposizione prodotti e composti chimici, ultimamente anche di origine naturale, reperibili facilmente in farmacia o nei negozi di animali. Si consiglia vivamente di chiedere consiglio al proprio veterinario per trovare il prodotto più idoneo per il proprio animale.

Sterilizzazione

In medicina veterinaria si parla di sterilizzazione riferendosi alle femmine, mentre per i maschi si parla di castrazione. Entrambe le procedure puntano a rendere gatti e cani incapaci di procreare. I tipi di sterilizzazione sono diversi. Una prima distinzione va fatta tra sterilizzazione terapeutica e sterilizzazione chirurgica. Per la sterilizzazione terapeutica si procede alla somministrazione di anticoncezionali (farmaci a base ormonale) che rendono gli animali incapaci di procreare per un certo periodo (più o meno breve, in base alle terapie), ma non definitivamente. Questi trattamenti in genere non sono consigliati in quanto possono avere effetti collaterali anche importanti.La sterilizzazione chirurgica è invece un trattamento definitivo e, se ben eseguito, non comporta particolari rischi. Per il maschio si procede alla castrazione, quindi all’asportazione dei testicoli (l’orchiectomia). Nelle femmine invece può essere di due tipi: l’asportazione di ovaie e utero (l’ovarioisterectomia) o l’asportazione delle sole ovaie (l’ovariectomia). Oggi in genere si tende ad asportare solo le ovaie in quanto senza la stimolazione ovarica l’utero si atrofizza. Esiste però la possibilità che l’utero, alla sterilizzazione, sia già interessato da patologie che non comportano segni clinici evidenti, e per questo si può preferire la sua asportazione.La sterilizzazione delle femmine descritta è compiuta con l’apertura chirurgica dell’addome (in laparotomia), ed è la forma diffusa.E’ possibile eseguire l’operazione anche in laparoscopia, una tecnica innovativa e all’avanguardia che viene effettuata dal nostro personale veterinario tramite una minima apertura della parete addominale, risultando meno invasiva e dolorosa per l’animale.Ci sono poi tipi altri di operazioni, come la vasectomia nel maschio e la chiusura delle tube nella femmina, metodi che impediscono la fecondazione e non inibiscono l’attività sessuale.Perché sterilizzare un animale? Il proprietario può decidere di sterilizzare un animale per motivi di tipo sanitario e psicologico. Le ragioni sanitarie riguardano la prevenzione di patologie che coinvolgono l’apparato riproduttore, come tumori e malattie veneree trasmissibili. I maschi sono castrati per prevenire patologie che riguardano la prostata. Le ragioni psicologiche riguardano soprattutto le femmine, per il fatto che possono soffrire di gravidanze isteriche, e i maschi perché possono avere aggressività verso altri maschi. Nei gatti maschi poi con la castrazione impedisce la comparsa dello “spruzzare”, cioè quella attività che i gatti svolgono per marcare il territorio. La sterilizzazione non è un atto di crudeltà. È crudele l’indifferenza alla sofferenza, mentre la sterilizzazione ha motivazioni psicologiche pregnanti, che derivano certamente dalla condizione cui l’uomo ha portato gatti e cani a vivere a suo contatto. Un vita sessuale ”normale” per gatti e per cani domestici comporta spesso notevoli disagi, per gli animali e per chi li accudisce, e può portare al problema delle nascite indesiderate.Quando sterilizzare un animale? In generale è bene procedere all’intervento appena possibile, perché è il modo migliore di prevenire tumori e patologie varie, o, per i maschi, prevenire l’insorgenza dei comportamenti legati agli ormoni sessuali.Un cane sterilizzato non muta il proprio carattere. Non è mai stato dimostrato che un cane muta il carattere a seguito della sterilizzazione. Certamente la sterilizzazione previene l’insorgere di determinati comportamenti, specie quelli su base ormonale, ma se tali comportamenti sono acquisiti dall’animale, li ripeterà anche una volta castrato.Le femmine sterilizzate non diventano incontinenti. Alcuni si chiedono se una femmina possa diventare incontinente a seguito della sterilizzazione, e possiamo affermare che non è così. È solo una evenienza, piuttosto rara, che può verificarsi a seguito dell’assenza degli ormoni creati dalle ovaie (estrogeni). Ad ogni modo, dovessero verificarsi fenomeni di incontinenza, ci sono idonee terapie che funzionano molto bene.Sterilizzazione e obesità nei cani. In medicina veterinaria la sterilizzazione è un fattore di rischio per l’obesità. Ciò non significa che tutti gli animali sterilizzati diventano obesi, vuol dire che il proprietario dovrà porre maggiore attenzione alla dieta del cane.Costo della sterilizzazione. I costi della sterilizzazione possono variare da una clinica veterinaria all’altra, ma in ogni caso non si tratta di cifre enormi. In generale possiamo dire che la sterilizzazione di una gatta è meno costosa di quella di una cagna, e che in genere la castrazione è meno costosa della sterilizzazione.